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La Commissione UE boccia il Codice appalti: “Non rispetta le normative europee”

Il Codice appalti non rispetta le normative UE. La Commissione Europea mette in mora l’Italia: due mesi di tempo per porre rimedio alle incongruenze.

La normativa nazionale in materia di appalti pubblici e concessioni non rispetta le norme europee. È quanto ribadito dalla Commissione UE, che negli ultimi giorni ha aperto una procedura d’infrazione sul D. lgs. 50/2016, provvedimento che non ha superato il controllo di conformità effettuato da Bruxelles. Ora l’Italia ha diritto a due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni sollevate dalla Commissione, altrimenti quest’ultima potrà decidere di dar seguito alle lettere di mora inviando un parere motivato.

Cosa contesta Bruxelles?

Sin dai primi tempi in cui è stato adottato il Codice Appalti, la Commissione Europea ha contestato all’Italia di porre nella normativa interna vincoli più severi di quelli previsti nelle direttive comunitarie. Tra le incongruenze rilevate da Bruxelles c’è ad esempio il tetto del 30% al subappalto e l’obbligo di indicare preventivamente la terna dei subappaltatori, parametri giustificati dall’Italia con l’esigenza di combattere la corruzione e le infiltrazioni criminali nei contratti pubblici. Contestati anche i tempi di pagamento.

Ance: “Urgono interventi tempestivi”

“La decisione della Commissione Europea – afferma il Presidente Ance, Gabriele Buia – conferma quello che proviamo a denunciare da anni, ovvero che il Codice Appalti ha completamente fallito l’obiettivo di riportare il settore dei lavori pubblici in Europa con regole semplici, chiare e trasparenti. Bisogna intervenire tempestivamente – continua Buia -, serve un decreto urgente che modifichi la normativa.

La risposta del Governo

L’ipotesi più recente è quella di una legge delega combinata ad un provvedimento urgente. Il Governo ha deciso di procedere con un disegno di legge urgente di iniziativa parlamentare che – a detta della maggioranza in senato – sarà varato con effetto immediato, in attesa della Legge Delega di riforma del Codice. Un provvedimento che servirà a dare una boccata d’ossigeno all’edilizia e risposte concrete a imprese e professionisti.