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Opere pubbliche incompiute, accordo Mit – Mibac: il recupero potrà comprendere usi diversi rispetto a quelli previsti in origine

Puntare al recupero di alcune opere pubbliche incompiute, anche attraverso usi diversi da quelli originariamente previsti, purché compatibili e conformi alle normative vigenti. È quanto emerge dall’ultimo accordo siglato tra i due ministeri.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali hanno sancito un accordo teso a valorizzare le opere pubbliche presenti nell’anagrafe delle opere incompiute che si trovano nelle città metropolitane e nei comuni capoluogo di provincia, dando adito alla diversificazione degli usi rispetto a quelli previsti in origine.

La sinergia Mibac-Mit

Il sodalizio tra Mibac e Mit ha come obiettivo recuperare circa 647 opere incompiute, anche attraverso la realizzazione di interventi di riqualificazione urbanistica dei quartieri periferici in cui sono ubicate. Per questo motivo, l’accordo sancito prevede di usufruire del fondo istituito nello stato di previsione del Mef per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, includendo la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia.
In particolar modo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti fornirà le informazioni presenti nella banca dati del SIMOI (Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute) offrendo il proprio supporto al Mibac, nel caso in cui si rendessero necessari ulteriori approfondimenti.

La situazione delle opere incompiute in Italia

Secondo l’aggiornamento dell’anagrafe tenuto nel 2017 dal Mit si contano circa 647 opere incompiute, il 14% in meno rispetto all’anno precedente.
Questo calo riguarda sia le opere di rilevanza nazionale sia quelle regionali, eccezion fatta per la Sicilia, la Campania, la Provincia Autonoma di Bolzano, il Friuli e le Marche, luoghi in cui, in controtendenza con il dato evidenziato poc’anzi, il numero delle opere bloccate è aumentato. Degna di nota invece la situazione dell’Umbria, regione in cui, nonostante le opere incompiute rimangano a quota 15, si registra un aumento del 4,4 % delle risorse necessarie per completarle.